Perché i capezzoli femminili vengono censurati e quelli maschili no?

La censura dei CAPEZZOLI femminili

Perché i capezzoli femminili vengono censurati e quelli maschili no?

Non è affatto un mistero che purtroppo, sopratutto sui social network dove il fenomeno è più evidente, i capezzoli femminili vengono censurati e quelli maschili no.

Non è necessario fare una foto in primo piano di un capezzolo femminile per subirne la censura, basta che si intraveda leggermente e via!
Viene immediatamente classificato come contenuto vietato che può ledere la sensibilità di alcuni utenti e dunque rimosso.

Partiamo dalla definizione da vocabolario Treccani della parola “capezzolo”:
Capèzzolo s.m sporgenza cilindrica o conica all’apice della mammella.

Dunque da vocabolario non viene introdotta alcuna differenza di genere fra il capezzolo maschile e il capezzolo femminile.

Allora da dove proviene questo sconcerto nel vedere un capezzolo femminile?

Facciamo un ulteriore passo indietro, parleremo dopo della censura dei capezzoli femminili sui social network in quanto questa rappresenta solo una delle conseguenze del fenomeno che ne è alla radice.

Per la società patriarcale in cui viviamo la nudità del seno è accettata solo in due momenti:
La soddisfazione dell’uomo e in questo caso parliamo dei nudi da copertina o il porno;
La sopravvivenza ovvero l’allattamento ( e anche in questo caso, non sempre un seno nudo viene tollerato).

Cosa succede invece se una donna sceglie di mostrare il proprio corpo per se stessa e quindi per emanciparsi?

Viene censurata, le donne devono restare al proprio posto.
Se la donna diventa proprietaria assoluta del proprio corpo e può disporne liberamente senza dover necessariamente soddisfare l’uomo, si romperebbe lo schema che ha funzionato sino ad oggi, uno schema patriarcale e maschilista.

Torniamo però al soggetto di questo discorso: se il capezzolo non ha genere, non è il capezzolo che viene condannato ma quello che c’è intorno ovvero, la donna.
Il capezzolo completa il seno femminile che ad oggi è considerato oggetto di eccitazione ed è per questo sessualizzato.

Tornando alla censura dei capezzoli femminili sui social network però, non vengono oscurate solo le immagini che possono essere considerate oggettivamente “allusive sessualmente”, ma tutte le immagini che ritraggono corpi nudi, indistintamente.

Fotografi e artisti sono costretti a trovare stratagemmi anti capezzo-fobici e deturpare le loro opere di nudo artistico per poter gestire il proprio profilo social senza correre il rischio di cadere in shadowban ed essere rimossi dalla piattaforma.

L’artista californiana Micol Hebron ha pensato a qualcosa di unico per combattere le rigide policy dei social media postando una foto in cui si legge: “Se vuoi condividere una foto di una donna in topless, usa questo capezzolo maschile socialmente accettabile per coprire un inaccettabile capezzolo femminile”. Il suo messaggi in poco tempo è diventato virale ed ha generato una vera e propria mania.

La policy instagram infatti dice “non è consentita la pubblicazione di contenuti di nudo su instagram. Sono incluse anche le foto di capezzoli femminili””sono accettate le foto di cicatrici causate da una mastectomia e donne che allattano al seno”.
Dunque i seni femminili sono concessi solo se mostrano un neonato o i segni di una malattia, perché in caso contrario vengono ritenuti “offensivi e scandalosi per la pubblica morale”.Ci troviamo dunque, ancora una volta, di fronte ad una policy aziendale sessista che si è uniformata alla cultura patriarcale prevalente per ottenere consensi e sopravvivere.

Ma come diceva la mia amata e cara nonna “la malignità è negli occhi di chi guarda” dunque se ritenete un capezzolo offensivo e disgustoso, cambiate semplicemente canale ma non rompete le palle a noi donne, che abbiamo tutto il diritto di mostrare il nostro corpo anche se sano e se non siamo mamme!

Baci PopGasmici!

Foto immagine di testata
Angelica Intini

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